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Omeopatia

 

Cenni di OMEOPATIA

 

Che cosa è l'Omeopatia?

L'Omeopatia è innanzi tutto una scuola di pensiero, che si esprime attraverso un metodo di riconoscimento e cura delle malattie, basato sulla somministrazione di rimedi appartenenti ai tre regni della natura, opportunamente diluiti e dinamizzati. I rimedi che in dosi infinitesimali curano la malattia, se somministrati in dosi ponderali, provocano nell'uomo sano gli stessi sintomi della malattia che curano nell'uomo malato. Per dirla con le parole di Hahnemann : "Qualunque sostanza che, somministrata a forti dosi in un uomo in buona salute, provoca dei disturbi determinati può, in bassa dose, far scomparire quei medesimi disturbi nell'uomo malato." In pratica, Similia Similibus Curentur (il simile cura il simile).

 

Cenni storici

Questo modo di curare le malattie, questa filosofia medica, sebbene in occidente sia conosciuta in modo abbastanza ampio solo da circa due secoli, ha radici antiche.

Già Ippocrate, quattro secoli prima di Cristo, insegnava che i simili curano i simili. Egli intuì le strette correlazioni tra micro e macrocosmo (che, tra l'altro, per la medicina cinese erano codificate già da vari secoli). Dallo studio di queste correlazioni scaturì la teoria delle costituzioni umane, che erano state messe da Ippocrate in relazione con i quattro elementi, terra, acqua, aria, fuoco. Inoltre, Ippocrate poneva un particolare accento sul potere intrinseco di guarigione che era proprio della Natura (Vis Medicatrix Natura). Successivamente, circa due millenni più tardi, compare sulle scena europea un medico geniale, ai limiti della follia, Paracelso, il quale proseguendo gli studi ippocratici e praticando l'alchimia, vedeva nei tre elementi minerali Sale, Mercurio, Zolfo, le sostanze fondamentali dei vari stati di manifestazione della materia e delle sue trasformazioni (ma in questo caso il termine più appropriato sarebbe sicuramente trasmutazioni) e quindi anche del passaggio dallo stato di salute a quello di malattia e viceversa, gettando ulteriori basi per la formulazione della dottrina omeopatica.

Infatti, Paracelso sosteneva che:" Le malattie individuali possono tuttavia essere provocate dall'uno o dall'altro di questi tre principi. Il mercurio provoca e guarisce certe ulcere, le eruzioni cutanee sono dovute al fluido salino e verranno curate con il sale. Ciò che brucia come il fuoco -le febbri- proviene dallo zolfo ed è vinto da esso."

Nel 1755, in Sassonia, nasce Samuel Hahnemann, universalmente riconosciuto come il Padre dell'Omeopatia. Compie gli studi per diventare medico, e lo diviene. Esercita la medicina per alcuni anni, ma poi è disgustato dalle pratiche mediche del tempo, affatto rispettose dell'essere umano, spesso cruente o drastiche, che offrivano incerti risultati e numerosi rischi. Rinuncia pertanto ad esercitare la professione e si dedica all'attività di traduttore. Intorno ai 35 anni, gli capitò di tradurre una Materia Medica di un medico scozzese di nome Cullen. In quel testo si sosteneva l'efficacia della corteccia di china nel corroborare lo stomaco. Hahnemann, che in gioventù contrasse la malaria e venne curato proprio con la corteccia di china, si ricordò che essa, invece di fortificargli lo stomaco gli procurò una violenta gastrite. Hahneman traduttore cedette il posto ad Hahnemann medico, curioso, intelligente, sensibile. Il dottor Hahneman decise dunque di sperimentare su se stesso, una volta di più, gli effetti della corteccia di china; si accorse in tal modo che su se stesso, in quel momento in buona salute, la china non solo provocava la gastrite, ma tutto il corredo di sintomi che la malaria aveva prodotto su di lui in gioventù. Comprendendo che questo effetto non era casuale e memore degli insegnamenti ippocratici, cominciò a sperimentare gli effetti di dosi crescenti di china, stando sempre peggio, riducendosi in uno stato di prostrazione profonda. Provò quindi ad invertire la rotta ed a ridurre le dosi del farmaco, e si accorse che dosi piccolissime di china erano in grado di curare e far scomparire i sintomi che la stessa china aveva provocato.

Iniziò così un fecondo periodo di studi e sperimentazioni che condussero alla formulazione della dottrina omeopatica così come oggi noi la conosciamo. A partire dal 1810 Hahneman iniziò a pubblicare i risultati delle sue ricerche e sperimentazioni: pubblicò sei edizioni successive "dell'Organon dell'arte del guarire", testo ancora oggi fondamentale nella formazione dell'omeopata. Nell'Organon venivano codificati e sistematizzati i metodi di diluizione e dinamizzazione dei ceppi omeopatici di partenza e veniva enunciata la legge che tanto più un rimedio è diluito e dinamizzato, tanto più efficace e profonda risulterà la sua azione.

Nell'ultima edizione dell'Organon, la sesta, Hahnemann propone l'uso delle diluizioni cosiddette cinquantamillesimali, le quali, secondo le sue sperimentazioni, risultavano avere un'azione non solo più efficace e profonda, ma anche molto più rapida delle diluizioni decimali e centesimali, senza presentare, oltretutto, la classica crisi di aggravamento che si manifesta nel processo di guarigione. Ma Hahnemann non definì solo le diluizioni e le dinamizzazioni dei rimedi. Diede un corpo sistematico all'omeopatia nel suo complesso, definendo le diatesi, di cui parleremo più avanti. Le sue ricerche si interruppero, purtroppo, a questo punto, poiché nel 1843 rese il suo corpo alla terra e la sua anima al cielo.

Dopo Hahnemann la storia ed i progressi dell'omeopatia continuarono con Clark, Hering, il quale portò l'omeopatia in America, Bonninghauser, Kent, che sperimento la duecentesima diluizione centesimale, Vannier, che propose una nuova suddivisione tipologica, e poi, in tempi più recenti, Julian, Tetau, che propone per l'omeopatia un orizzonte più ampio ed articolato, per fare solo due nomi. Attualmente continuano le ricerche e le sperimentazioni e la Materia Medica si è arricchita di nuovi ceppi omeopatici, che sono tratti non solo più dalla natura, ma anche dalle sostanze prodotte dalla tecnologia umana. Inoltre, specie negli ultimi anni, l'omeopatia si è incontrata con la medicina tradizionale cinese ed indiana, producendo nuovi metodi di cura, che se da un lato non soddisfano più il termine omeopatia, da un punto di vista etimologico, continuano a soddisfarlo nella sua sostanzialità. Oggi, ancor più che in passato, l'omeopatia è non solo una scuola medica, ma anche una scuola di pensiero che approccia alla malattia ed all'uomo malato, in modo olistico (dal greco Olos = Tutto), considerando cioè l'interezza dell'individuo, microcosmo complesso, costituito da più piani continuamente interagenti fra loro e non separabili, a sua volta in relazione a un macrocosmo altrettanto complesso, l'Universo, di cui l'uomo non è che una parte assolutamente interagente ed interattiva.

Si può affermare, oggi, che l'omeopatia è un processo di definizione e cura delle malattie unificante, che per funzionare ha bisogno della complessità, per cui, una sola malattia un solo rimedio; non un organo malato, ma un microcosmo umano che ha perso in vario grado, la sua armonia complessiva.

 

Le basi dell'omeopatia

Come abbiamo visto, l'omeopatia basa la sua azione su alcuni presupposti tecnici: la similitudine, la diluizione e la dinamizzazione. Inoltre essa ha un fondamento filosofico che comporta una visione unificante del complesso fenomeno della vita e il bisogno di riconoscere ed operare sulla complessità dei suoi fenomeni, cioè, il modo dell'omeopatia di vedere la malattia non è settoriale ed analitico, ma piuttosto un tentativo di sintesi della complessità.

Si è detto prima che la visione omeopatica dei fenomeni vitali è Olistica. Se la malattia viene vista anche in maniera simbolica, che esprime le sofferenze di un difficile processo di crescita e differenziazione finalizzato alla realizzazione della propria autoconsapevolezza, ecco che la medicina omeopatica può essere, ed è, interprete e guida di un processo evolutivo in senso olistico. Ed è a questo punto che il medico contemporaneo e lo sciamano dei tempi protostorici mostrano la loro continuità l'uno nell'altro: variate le conoscenze, accresciute le tecnologie, mutati i modi della manifestazione, il principio ed il senso della Cura non sono mutati: guarire significa sempre riconquistare la propria interezza; altrimenti non è guarigione, è solo un miglioramento più o meno buono, rimanendo immutate le cause eziologiche profonde della malattia, che, si può dire non abbiano sostanzialmente sede nel corpo meramente fisico, ma in altri stati più "sottili" della persona.

Nel riconoscimento di queste dimensioni "non fisiche" della persona, un contributo determinante è venuto dalla psicosomatica, ed ancor di più viene oggi dalle teorie espresse dalla psicologia transpersonale, che trova anche, indirettamente, conferme nelle scoperte della fisica circa il comportamento delle particelle elementari rispetto all'osservatore.

Ma è forse il caso di scendere a terra e continuare il discorso in modo più pratico, che percorra strade ormai consolidate, poiché questo è quanto maggiormente interessa in questa sede.

 

Le Costituzioni ed i Temperamenti

La dottrina omeopatica suddivide accademicamente gli individui in varie classificazioni. Queste suddivisioni schematiche sono necessarie per ricondurre in gruppi ristretti le persone, gruppi che presentino tra loro la maggior quantità di segni uguali. Si procede, nelle suddivisioni in modo piramidale, operando una serie di scelte a partire dal vertice per poi giungere al singolo mattone della base. Le costituzioni omeopatiche si rifanno a quelle ippocratiche, ma sono solo tre, e tutte hanno riferimento con l'elemento fuoco, che è il mediatore che consente il manifestarsi delle singole costituzioni, le quali hanno in comune la diretta relazione con elementi combustibili.

Avremo pertanto le seguenti costituzioni:

·               carbonica (il carbone brucia lentamente)

·               sulfurea (lo zolfo brucia in modo più brioso, mostrando la sua fiamma)

·               fosforica (il fosforo a contatto col fuoco avvampa vigorosamente, ma si consuma in maniera estremamente rapida)

Le costituzioni indicano le caratteristiche che il soggetto ha ereditato geneticamente, le quali non possono ovviamente essere corrette, e dà un quadro preciso delle predisposizioni patologiche, indicando quali patologie egli potrà sviluppare con più probabilità nel corso della sua vita.

Le costituzioni vengono definite mediante la classificazione degli elementi fisici immutabili, più precisamente riferendosi alla struttura ossea della persona. Le tendenze psicologiche ereditate geneticamente, che saranno il fondamento silenzioso del modo di relazionarsi all'ambiente ed ai fatti della vita, indicano il temperamento di fondo dell'individuo, che, sebbene ereditato, è soggetto a mutamento, proprio in quanto legato alla dinamica della vita di relazione, nel senso più ampio e onnicomprensivo del termine.

Le diatesi, in un certo senso, indicano i motivi per cui un soggetto ha ereditato determinate caratteristiche piuttosto che altre e forniscono una chiave di lettura del divenire patologico del soggetto, qualora non si intervenga a modificare tale percorso. Le relazioni costituzione/temperamento/diatesi sono, molto schematicamente le seguenti:

·               Carbonico >>> linfatico >>> sicotica

·               Sulfureo >>> sanguigno >>> psorica

·               Fosforico >>> malinconico >>> luetica

Il soggetto carbonico fisicamente si presenta di statura non molto alta, caratterizzato da una struttura tozza, dita delle mani corte e tozze, denti quadrati e il suo volto può essere inscritto in un quadrato. Simbolicamente, il carbonico dà l'idea di qualcosa di quadrato. Il simbolo del quadrato è ben rappresentativo anche del temperamento del Carbonico: si tratta di un individuo torpido, scarsamente reattivo, con preponderanza della vita vegetativa su quella di relazione.

Il sulfureo ha aspetto armonico e proporzionato in generale, quindi sarà armonica anche la forma delle dita delle mani, i denti sono rettangolari, il volto può essere inscritto in un rettangolo; il sulfureo può essere sia grasso che magro.

Se anche in questo caso consideriamo i simboli, Il sulfureo, sia grasso che magro, sollecita l'idea del rettangolo. Il rettangolo, nel linguaggio dei simboli, rappresenta un certo equilibrio ed una certa solarità, tratti che ritroviamo nel temperamento del sulfureo, il quale è passionale, attivo, estroverso, privilegia la vita di relazione a quella vegetativa, ama muoversi ed è dotato di grande calore vitale.

Le caratteristiche fisiche del fosforico sono opposte a quelle del carbonico, e quindi anch'esse presentano un certo grado di disarmonia: la figura generale è longilinea, più o meno allampanata, con eccessivo sviluppo del capo rispetto al corpo, il volto può essere inscritto in un triangolo con vertice in basso, i denti hanno forma conica e le dita sono sottili ed affusolate. Il simbolo più appropriato per il linfatico è il triangolo, oppure un cono piuttosto affusolato. Il temperamento del fosforico presenta le caratteristiche della chiusura e della spigolosità: è un individuo chiuso in se stesso, spesso triste o malinconico, taciturno, predilige la vita interiore, che prevale anche su quella vegetativa oltre che su quella di relazione. Ipersensibile e facilmente irritabile, è soggetto a sofferenze psichiche; è dotato di scarso calore vitale, anzi, spesso è un soggetto freddoloso.

Naturalmente, nella pratica clinica, le cose non sono così semplici, in quanto molto raramente si incontrano costituzioni, temperamenti, o diatesi pure. Il caso più comune prevede al coesistenza simultanea nello stesso individuo di più tipologie, variamente proporzionate tra loro, una delle quali ha un aspetto quantitativo o qualitativo predominante, ma non assoluto. Ne deriva la difficoltà di attribuire un rimedio costituzionale unico.

Conviene pertanto, nella pratica, far prevalere la classificazione diatesica, cercando di attribuire un simillimum (quando possibile) che soddisfi la più alta similitudine con le condizioni globali che il soggetto esprime in quel momento. In realtà, parlare di rimedio simillimum è forse fare nuovamente accademia; conviene parlare di rimedio che abbia il più alto grado di similitudine con i sintomi del malato. Questo non significa che non si possa trovare il rimedio simillimum, solo significa che poiché il fenomeno vita è estremamente dinamico e multifattoriale, al di fuori di un puro discorso, per altro molto teorico, di prevenzione, occorre sempre tenere presente l'attualità delle sintomatologie e dei conseguenti disagi, a volte pesanti, che provocano, piuttosto che la storia patologica, , la quale deve essere vista solo come cammino indicativo da ripercorrere eventualmente a ritroso nel processo di guarigione, ed iniziare la cura dai sintomi presenti, utilizzando eventualmente complessi o policresti, piuttosto che cercare un simillimum, che alla fine della storia si rivela poi solo un simile. Come al solito, piuttosto che il settarismo delle dottrine pure, occorre utilizzare il buon senso.

I questo caso può essere di aiuto rammentare la Legge di Hering, la quale sostanzialmente, afferma che una malattia scompare iniziando dall'alto (aspetto mentale) e scendendo verso il basso (aspetto fisico), procedendo dall'interno verso l'esterno e risolvendo, in un cammino a ritroso, prima i sintomi più recenti e per ultimi i più antichi.

 

Le Diatesi

Le diatesi possono considerarsi ipotesi di lavoro, nella quali raggruppare soggetti con omogeneità di espressioni morbose. Esse sono quattro, ma la maggior parte delle scuole mediche omeopatiche ne considera solo tre. Le quattro diatesi sono le seguenti:

·               Psorica

·               Luetica

·               Sicotica

·               Tubercolinica

Le diatesi non rappresentano una situazione statica come accade per le costituzioni; esse hanno un proprio dinamismo che segue il percorso evolutivo della malattia, inoltre le diatesi possono evolvere l'una nell'altra, a seconda dello stadio di gravità raggiunto dalla malattia. In genere, sono la diatesi psorica e quella luetica che, al termine della loro evoluzione patologica, sfociano in quella sicotica, nella quale la degenerazione organica raggiunge i livelli della lesione anatomica, sovente irreversibile. Considerando le diatesi come eventi dinamici, sarebbe opportuno valutare il percorso patologico della malattia, anche alla luce della Sindrome di Adattamento Generale di H. Selay.

Questa teoria valuta le fasi di adattamento dell'organismo all'ambiente nella sua complessità, cioè, la tensione (stress) che adattarsi alle varie situazioni provoca nell'individuo. Le fasi della S.A.G. (G.A.S.) sono tre e rappresentano altrettanti momenti e modalità reattive e le relative conseguenze sull'equilibrio psicosomatico.

Premesso che per poter realizzare un qualsivoglia percorso vitale è necessaria una tensione di base, che Selay definisce propriamente stress, quando questa tensione diventa, però, eccessiva e disturbante, ed in questo caso Selay la chiama, propriamente distress, cominciano a realizzarsi delle modificazioni funzionali dell'organismo e della sua capacità reattiva, che conducono dal disagio psicologico alle malattie lesionali, passando attraverso la fase delle malattie funzionali. Le tre fasi della S.A.G. sono:

A.           Fase di allarme, in cui tutto l'organismo diventa iperergico ed iperreattivo, con forte attivazione delle surrenali e di conseguenza con aumentata secrezione di cortisolo ed adrenalina. Il sintomo più comune in questa fase può essere avvertito come fretta, come sensazione di tempo insufficiente per compiere quanto richiesto dalle attività svolte. Tecnicamente il soggetto nella fase di allarme soffre di Ansia di anticipazione. Nella prima fase, l'aspetto della persona più coinvolto è quello mentale, con sindromi di disadattamento ipolalamico-ipofisario di modica entità.

B.           Fase di resistenza. In questa fase l'organismo nel suo complesso diventa distonico, con alterazioni funzionali dei ritmi, anche mentali. E' la fase di malesseri a rapida comparsa e scomparsa, non ben definibili, soggetti a manifestazioni mutevoli, più o meno gravi, i quali hanno già una componente di alterazione biofisica in qualche settore debole dell'organismo. Vi è alterazione del ciclo di produzione dell'energia, poiché si alterano gli equilibri minerali dell'organismo. In questa fase il sistema organico maggiormente coinvolto è il sistema neuro-endocrino, con alterazioni del sistema neurovegetativo ed ormonale.

C.          Fase di esaurimento. La battaglia è perduta; si è lottato sino all'estrema resistenza. Non vi sono più risorse energetiche. L'organismo si è quasi totalmente privato delle sostanze minerali fondamentali. Qui, le alterazioni organiche sono importanti, si entra nella fase lesionale della malattia, un passo prima di transitare nella fase di irreversibilità delle patologie: è saltato anche il sistema immunitario e tutto può accadere.

Come si è visto, man mano che si procede nella Sindrome di Adattamento, vengono interessati sistemi, organi e tessuti collocati sempre più in profondità nello schema psicofisico, e la qualità delle modificazioni dell'organismo passa dal livello funzionale a quello lesionale. Questo schema di progressione della malattia è lo stesso, che con termini diversi, viene considerato nel processo evolutivo delle diatesi; infatti, anche in questo caso, lo scompenso diatesico segue lo stesso cammino centripeto.

Associare la valutazione della S.A.G. a quella diatesica, facilita la scelta del rimedio e della sua diluizione. Verrà data ora una breve descrizione delle singole diatesi.

Secondo Hahneman la diatesi più diffusa è la psora: essa origina da dermatosi caratterizzate da trasudato, desquamazione e prurito, aggravate dal calore del letto e migliorate dal fresco. Cattive abitudini igieniche ed alimentari (si pensi alla povertà endemica dei secoli passati), inquinamento, stress psicologici prolungati, sono i principali fattori eziopatogenetici della psora, la quale si sviluppa bene in una costituzione sulfurea. I principali rimedi caratteristici di questa diatesi sono due: Sulfur, qualora il soggetto sia dotato di calore vitale e sia mentalmente positivo; Psorinum, quando invece il soggetto è dotato di scarso calore vitale e la mente non è positiva. Sulfur si utilizza nei primi due stadi della psora, cioè nella fase eliminatoria e nella fase reattiva; nella terza ed ultima fase , caratterizzata da sclerosi vascolare, dall'anergia e da uno psichismo depresso, si utilizza psorinum.

Nella fase di sclerosi sono già presenti lesioni delle strutture organiche, che sono poco o nulla recuperabili. A questo punto si opera per arrestare il processo degenerativo, piuttosto che per ricondurre ad uno stato di buona salute; se non si operasse in questo modo, lo psorico transiterebbe nella fase degenetativa della sicosi, manifestando proliferazioni tumorali.

Il luetismo è per Hahneman la conseguenza della sifilide acquisita o congenita. Quando si parla di sifilide congenita, non si deve intendere che la malattia sia in atto, conviene piuttosto parlare di eredosifilide, quindi di un terreno genetico dissestato dal ripetersi di affezioni sifilitiche nel corso delle generazioni antecedenti.

Le cause eziologiche del luetismo sono, appunto, ripetute infezioni genitali luetiche, tossinfezioni croniche, etilismo, stati infettivi recidivanti. Il soggetto luetico è un soggetto distonico e distrofico, con asimmetrie fisiche e disturbi psicologici, distonie funzionali psico-neuro-endodcrine. Nell'anamnesi familiare possono essere presenti aborti ripetuti, etilismo, infezioni genitali, parti prematuri e fratelli con caratteristiche individuali molto diverse l'uno dall'altro.

Le tre fasi del luetismo mostrano dapprima una fase di irritazione delle mucose e della cute, quindi, nella seconda fase, delle ulcerazioni delle mucose e, nella terza fase si giunge alla sclerosi generalizzata, che può colpire qualsiasi tessuto, organo o sistema. I principali rimedi delle tre fasi sono, rispettivamente, mercurius, argentum, aurum. Anche in questo caso, se non si interviene in tempo per bloccare l'evoluzione diatesica, il soggetto transiterà nella sicosi, con le relative manifestazioni patologiche.

Hahanemann definisce la sicosi come conseguenza della blenorragia, esattamente con le stesse modalità causali della sifilide sispetto al luetismo. Caratteristiche della sicosi sono piccole neformazioni cutanee peduncolate, che ricordano vagamente la forma di un fico (sicosi, dal greco sycon = fico), le quali hanno un'evoluzione lenta ed insidiosa. Le cause favorenti lo sviluppo di questa diatesi sono le infezioni genitali e del cavo orofaringeo, le vaccinazioni frequentemente ripetute, l'assunzione dei farmaci per lunghi periodi di tempo. Pare che anche la permanenza protratta in ambienti particolarmente umidi, sia un fattore favorente. I principali segni della sicosi sono, dal punto di vista psichico, ossessioni e manie, mentre da quello fisico si evidenziano sindromi dolorosi aggravate dall'umidità, tendenza a neoformazioni cutanee, pallore senza anemia. Nel primo stadio della sicosi si manifestano secrezioni infette delle mucose, sia urinarie che respiratorie; nel secondo si altera la funzionalità metabolica con tendenza all'obesità pelvica ed a ritenzione idrica. Infine, nel terzo stadio, si hanno neoformazioni tumorali a carico della cute e manifestazioni di tipo psicotico. Nei primi due stadi dell'evoluzione diatesica il rimedio principale è thuja, nella terza fase è causticum.

La quarta diatesi è quella tubercolinica, da alcuni omeopati considerata a se stante con proprie specifiche cause eziologiche. Per restare nell'alveo della tradizione, occorre dire che Hanemann considerava il tubercolinismo un tutt'uno con la psora, quindi non una diatesi separata. Se si volesse tenere conto delle teorie della Medicina Tradizionale Cinese, le quali indicano una specifica relazione energetica tra intestino crasso e polmoni, si potrebbe dare sicuramente ragione al padre dell'omeopatia. Infatti se la psora, in fondo, altro non è che una forma cronica di autointossicazione, allora la disbiosi intestinale, che è al contempo causa ed effetto dell'autointossicazione, potrebbe essere considerata, come sostiene la M.T.C, la causa eziologica della tubercolosi (nella pratica, non di rado si guarisce una forma asmatica ripristinando l'omeostasi intestinale).

Abbiamo sino qui visto le grandi suddivisioni. che raggruppano al loro interno persone che mostrano una omogeneità di sintomi e manifestazioni morbose. Però sappiamo che l'omeopatia considera certamente la complessità, ma nella complessità riconosce l'unicità dell'individuo ed è proprio quello specifico individuo nella sua irripetibile unicità che l'omeopatia cura. Come detto precedentemente, la complessità è necessaria per riconoscere, attraverso la sintesi, l'unicità. Infatti l'omeopatia è una terapia del terreno, che però si applica ad un individuo specifico.

Per differenziare quel particolare soggetto dagli altri appartenenti al suo gruppo omogeneo, costituzionale o diatesico, si ricorre allo studio ed al riconoscimento delle modalità e delle causalità specifiche con cui quella particolare persona esprime se stesso ed i suoi sintomi. Modalità e causalità rivestono un ruolo fondamentale in omeopatia. Infatti è grazie ad esse che l'individuo può essere estrapolato dal gruppo di appartenenza e venire considerato nella sua specifica unicità, consentendo la scelta, fra molti rimedi più o meno vicini al suo quadro sintomatologico, del simillimum od almeno di quello dotato del maggior grado di similitudine.

 

Le Causalità

La causalità è l'elemento scatenante la malattia; essa è già presente nel sistema uomo, ma non è ancora manifesta. Occorre un elemento causale, sostanzialmente un fatto traumatico, nel senso più ampio del termine, perchè la malattia silente venga slatentizzata e manifesti i suoi sintomi. Le causalità possono essere suddivise in due grandi gruppi: quelle psicologiche e quelle fisiche.

Esempi di cause psicologiche possono essere le emozioni in generale: una brutta notizia, un lutto, le pene d'amore, una collera, oppure possono essere rappresentate da un forte surmenage intellettuale.

Le cause fisiche, invece, possono essere rappresentate da eventi climatici, freddo, umidità, calore eccessivo; oppure da eventi traumatici in senso stretto, quali un incidente, una caduta, ecc.; altri elementi scatenati di tipo fisico possono essere le intolleranze alimentari, le intossicazioni di varia natura, un surmenage muscolare.

I fattori causali sono specifici per ogni singolo individuo.

 

Le Modalità

Le modalità definiscono il modo in cui i sintomi del soggetto sono migliorati o peggiorati dalle circostanze. La causalità è il fattore scatenante, la modalità è il modo si esprimersi della malattia in quel particolare individuo; in altre parole, la causalità rappresenta l'aggressione che il soggetto subisce, la modalità la specificità della risposta all'aggressione ed e tipica ed unica per ogni singolo individuo.

Le modalità sono raccolte in alcuni grandi famiglie che, sinteticamente, possono essere le seguenti:

·               Modalità di temperatura > caldo, freddo

·               Modalità climatiche > umido, secco, vento, pioggia, ecc.

·               Modalità stagionali > primavera, estate, ecc.

·               Modalità di ritmo > giorno/notte, mattino/pomeriggio/sera, orarie, ecc.

·               Modalità sensoriali > odori, profumi, sapori, suoni, tatto, vista ecc.

·               Modalità alimentari > alimenti grassi, freddi, caldi, liquidi, ecc.

·               Modalità di lateralità > destra, sinistra.

·               Modalità psicologiche > consolazione, contraddizione, distrazione, compagnia, ecc.

La Diluizione

Sin qui si sono viste le varie classificazioni che consentono di condurre un'indagine omeopatica al fine di attribuire un rimedio in grado di curare la malattia espressa dal soggetto, ma i rimedi omeopatici sono caratterizzati dalla diluizione, la quale può essere bassa, media, alta od altissima, ed ognuna ha una sua peculiare attività di risanamento.

Somministrare un rimedio alla quinta diluizione decimale ha diverso significato terapeutico rispetto alla somministrazione di una quinta diluizione centesimale, così come una nona diluizione centesimale ha un'attività terapeutica differente da una quindicesima o trentesima diluizione centesimale.

Per poter attribuire la diluizione omeopatica più adatta occorre condurre una ulteriore indagine sui sintomi precedentemente classificati, attribuendo ad essi delle priorità in base al soggetto da trattare. In questo caso i sintomi vengono collocati entro tre grandi contenitori:

a.            sintomi psichici;

b.            sintomi generali;

c.            sintomi locali.

A monte, occorre ancora valutare se la malattia sia acuta o cronica, perché il trattamento dell'una o dell'altra richiede l'utilizzo di parametri di valutazione diversi.

Le regole che governano la scelta della giusta diluizione sono molteplici e si intersecano tra di loro. Sinteticamente ed accademicamente molti ritengono che le diluizioni debbano attribuirsi secondo il seguente schema:

Basse diluizioni 5 e 6 CH sintomi locali, basso grado di similitudine

Medie diluizioni 7 e 9 CH sintomi generali, medio grado di similitudine

Alte diluizioni 15 e 30 CH sintomi psichici, alto grado di similitudine

Altissime diluizioni 200 CH stati lesionali

e oltre simillimum

Alcune scuole omeopatiche tendono a dare maggiore importanza ai sintomi psichici, altre a quelli generali; probabilmente hanno ragione entrambe, qualora si voglia sempre tenere conto dei problemi di quel particolare soggetto. La valutazione di quale tipologia di sintomi occorra rendere maggiormente significativa, credo dipenda anche dal particolare momento evolutivo della malattia e dalla considerazione se essa sia acuta o cronica, nonché dall'inquadramento diatesico. In un luetico avrà probabilmente più importanza un sintomo psichico, mentre in un sulfureo non scompensato si tenderà a dare maggior peso a un sintomo generale.

 

I rimedi diatesici

La psora: Sulfur e Psorinum.

Di Sulfur si può dire che sia uno dei rimedi principali, se non il principale, della medicina omeopatica. La sua azione è centrifuga, cioè, preleva dai tessuti profondi le tossine accumulate e per mezzo delle normali funzioni fisiologiche, le convoglia alla superficie dove possono poi essere eliminate, tramite i normali canali emuntori (intestino, reni, pelle, polmoni). Per questo motivo è il rimedio principe della diatesi psorica, quando il soggetto non è ancora scompensato. Se invece il soggetto è scompensato, si trova cioè nella terza fase della diatesi, Sulfur viene sostituito da un nosode, Psorinum; anche esso agisce in funzione detossicante, ma in maniera più ampia e profonda di Sulfur e, mentre lo psichismo di Sulfur è attivo, estroverso e caloroso, quello di Psorinum è depresso , introverso e freddo.

Il luetismo: Mercurius, Argentum, Aurum.

Mercurius è il rimedio principale della prima fase della diatesi luetica, quando questa si manifesta con infiammazione delle mucose. Nel percorso diatesico e terapeutico segue Argentum, che è caratteristico della seconda fase della diatesi, quando le mucose sono colpite da lesioni irritanti ed ulcerazioni; a livello psichico sono evidenti alcuni comportamenti fobici. Tipico dell'ultima fase del luetismo è Aurum. Questo rimedio si impiega quando a livello fisico si presentano i sintomi della sclerosi vascolare e dell'insufficienza cardiaca; a livello psichico si manifestano depressione cupa, profonda, disperata, con tendenza a desiderare la morte e , spesso a mettere in atto propositi suicidi.

La sicosi: Thuya e Causticum.

I rimedi che seguono sono tipici della diatesi sicotica, ma avvengono utilizzati anche nei soggetti delle altre due diatesi, quando i danni tissutali sono diventati lesionali e la sclerosi si è generalizzata. Thuya si utilizza nella prime due fasi eliminatorie della sicosi, quando a livello dermatologico ed in particolare genitale, si producono verruche, comedoni e papillomi, con sudorazione fetida degli organi genitali; dal punto di vista psichico si hanno manifestazioni di lievi fobie e disturbi della percezione (spesso, allucinazioni di varia natura). Con Causticum si affronta una situazione molto degenerata. L'astenia psicofisica è intensa, con insufficienza muscolare ed intellettuale, le mucose sono come scorticate, i visceri bruciano, si presentano dolori folgoranti e fugaci a livello neuro muscolare. Causticum è l'ultimo rimedio subito prima della degenerazione generalizzata di tutti i tessuti. Abbiamo visto un veloce schizzo a matita dei rimedi diatesici, anche se essi possono essere attribuiti come sintomatici, simili o simillimum extra diatesi, qualora il caso lo richieda.

 

Conclusioni

La diagnosi omeopatica deve sempre essere frutto di un'indagine attenta e minuziosa del soggetto malato e non della malattia.

Attribuire un rimedio omeopatico semplicemente in base ai sintomi, non è fare omeopatia.

Anche quando si interviene si sintomi locali, occorre valutarli nell'ambito della persona che ne è portatrice, poiché un sintomo apparentemente banale può essere l'affioramento di una situazione più complessa o l'espressione di una fase eliminatoria dell'organismo, che è assolutamente sconsigliabile bloccare. Con queste ultime note si conclude questa rapida carrellata sull'omeopatia. Si sono dette veramente poche cose, che rappresentano solo la punta più immediatamente apprezzabile di una materia vasta e complessa come l'omeopatia. Solo circa l'omeopatia classica, quella Hannemaniana, occorrerebbero anni di studi per darne una visione sufficiente; altri anni occorrerebbero per avere una visione più ampia della legge dei simili, che è conosciuta presso tutte le culture umane. Ma non basta. L'omeopatia è un corpo vivo e vitale che si accresce e si irrobustisce ogni giorno. Il fatto che con la facilità di comunicazione e di spostamento il mondo sia in fondo diventato una specie di salotto di casa, fa si che molte culture e molti pensieri medici e filosofici si incontrino e si riconoscano simili nella sostanza seppure con modi espressivi e tecniche terapeutiche diverse. Da questo riconoscimento e dal desiderio di ulteriori conoscenze unificanti, si stanno scoprendo nuovi interessanti orizzonti per le metodiche mediche olistiche, e se sino ad ieri il campo della ricerca e delle sue applicazioni era limitato solo ai fenomeni biologici di tipo chimico, oggi l'orizzonte si allarga alla ricerca dei fenomeni biologici di tipo fisico, dopo che le recenti scoperte della fisica hanno convalidato, almeno in parte, le teorie sull'energia che già molti secoli fa alcune culture avevano empiricamente scoperto.

Attualmente le maggiori possibilità della nuova omeopatia sono offerte dal confronto di questa con le teorie agopunturali e con la Medicina Tradizionale Cinese, la quale è la madre di tutte le teorie basate sui movimenti vitali dell'energia.

Ma questa è un'altra storia.